Riforma della giustizia, via libera del Senato: ora la parola al referendum

autore Redazione

La riforma della giustizia entra nella sua fase decisiva. Dopo mesi di scontri politici e audizioni in commissione, il Senato ha approvato in quarta e ultima lettura il disegno di legge costituzionale che ridisegna l’assetto della magistratura italiana. Il provvedimento, non avendo raggiunto la maggioranza qualificata dei due terzi, dovrà ora passare attraverso un referendum confermativo, atteso nella primavera del 2026.

Si tratta di una delle revisioni più ampie mai introdotte nell’ordinamento giudiziario repubblicano, destinata a incidere in profondità sull’equilibrio tra poteri e sull’organizzazione interna della magistratura.


Separazione delle carriere: la svolta più attesa

Il cuore della riforma è la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti. D’ora in poi chi sceglierà di diventare pubblico ministero non potrà, nel corso della carriera, passare alla funzione di giudice — e viceversa.
Un cambiamento che mira a garantire maggiore indipendenza dei giudici e una netta distinzione tra chi accusa e chi giudica, due ruoli finora collegati da un percorso di carriera comune.

Con la nuova impostazione, la magistratura sarà divisa in due ordini autonomi, ciascuno con il proprio Consiglio Superiore: un CSM per i giudici e un altro per i pubblici ministeri. Verrà inoltre istituita una Corte disciplinare indipendente, incaricata di valutare eventuali illeciti o violazioni deontologiche.


Cosa cambia per i cittadini e per i processi

Secondo il governo, l’obiettivo è quello di rendere la giustizia “più equa, trasparente e responsabile”. La riforma si inserisce in un quadro più ampio che comprende anche la riduzione dei tempi dei processi, la digitalizzazione delle procedure e il potenziamento delle pene alternative.
Per i cittadini, la novità più concreta sarà l’introduzione di meccanismi più chiari di responsabilità e una distinzione più visibile tra la fase dell’accusa e quella del giudizio.

La riforma incide anche su altri aspetti del sistema giudiziario: vengono aggiornati gli articoli 102, 104, 105, 106 e 107 della Costituzione, ridefinendo competenze e modalità di nomina dei magistrati. Si prevede inoltre una revisione dei concorsi e dei criteri di avanzamento di carriera.


Le modifiche alle misure cautelari e al carcere preventivo

Parallelamente al percorso costituzionale, il Ministero della Giustizia ha varato una serie di interventi ordinari, tra cui una stretta sull’uso del carcere preventivo. La misura sarà d’ora in avanti applicabile solo per reati di particolare gravità, come quelli di mafia, terrorismo o violenza, mentre verranno privilegiate misure alternative per i reati di natura economica o contro la pubblica amministrazione.
Un’impostazione che ha scatenato un acceso dibattito: da un lato, chi vede in questo una tutela dei diritti fondamentali; dall’altro, chi teme un indebolimento della lotta alla corruzione.


Le reazioni del mondo politico e della magistratura

La maggioranza ha salutato la riforma come una “pagina storica” per la giustizia italiana. Il ministro Carlo Nordio ha parlato di “una svolta di civiltà” che riporta equilibrio tra poteri e maggiore fiducia nei cittadini.
Le opposizioni, invece, hanno espresso forte contrarietà, denunciando il rischio di indebolire l’autonomia della magistratura e di creare “un sistema di controllo politico sulla giustizia”. L’Associazione Nazionale Magistrati ha annunciato che parteciperà attivamente alla campagna referendaria, per chiedere agli elettori di bocciare la riforma.


Referendum confermativo: quando e come si voterà

Poiché la riforma non ha ottenuto la maggioranza qualificata in Parlamento, la Costituzione prevede che sia sottoposta a referendum popolare. La consultazione potrebbe svolgersi tra marzo e aprile 2026, una volta conclusa la raccolta firme.
Se il corpo elettorale approverà il testo, la riforma entrerà in vigore nei mesi successivi, con un periodo di transizione necessario a istituire i nuovi organi di autogoverno e ad aggiornare i regolamenti interni della magistratura.


Prospettive e criticità

Al di là delle tensioni politiche, la riforma apre una fase nuova per la giustizia italiana. L’esito del referendum sarà decisivo: da esso dipenderà se l’Italia imboccherà definitivamente la strada della separazione delle carriere o se il sistema attuale resterà in vigore.
Restano tuttavia diversi nodi aperti: le risorse economiche, la capacità organizzativa dei tribunali e la coerenza con le riforme già avviate per la giustizia civile e penale.

In ogni caso, il dibattito sulla giustizia — cuore dello Stato di diritto — è destinato a dominare la scena politica ancora per molti mesi.

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