Omicidio di Hekuran Cumani: arrestato un 18enne, indagato un 21enne per l’accoltellamento

autore Redazione

Nuovo sviluppo nell’inchiesta sull’omicidio di Hekuran Cumani, il 23enne originario di Fabriano ucciso nella notte tra il 17 e il 18 ottobre 2025 nella zona universitaria di Perugia. Dopo giorni di indagini serrate, le autorità hanno disposto la custodia cautelare in carcere per un ragazzo di 18 anni, residente in provincia, accusato di aver partecipato alla violenta rissa da cui è scaturita la tragedia.

La notte dell’aggressione

L’episodio è avvenuto nel parcheggio accanto al Dipartimento di Matematica dell’Università degli Studi di Perugia. Secondo le prime ricostruzioni, la lite sarebbe nata all’interno di una discoteca e poi proseguita in strada, coinvolgendo due gruppi di giovani, uno proveniente da Fabriano e l’altro residente nel capoluogo umbro. Nel caos dello scontro, Cumani sarebbe stato raggiunto da una coltellata al torace che non gli ha lasciato scampo.

La svolta delle indagini

Gli investigatori della Squadra Mobile, coordinati dalla Procura di Perugia, hanno ricostruito la sequenza dei fatti grazie alle testimonianze e alle immagini di videosorveglianza della zona. Gli accertamenti hanno condotto all’arresto del 18enne, già noto per precedenti episodi di violenza e per aver violato un divieto di dimora a Perugia. Il giovane è ora detenuto con l’accusa di rissa aggravata e resistenza alle misure restrittive.

Parallelamente, un 21enne di origine tunisina risulta indagato per omicidio volontario: il suo nome compare negli atti relativi all’autopsia disposta sul corpo della vittima. Secondo le ipotesi degli inquirenti, potrebbe essere stato lui a impugnare il coltello, anche se la ricerca dell’arma del delitto è ancora in corso.

Le prove e i rilievi tecnici

Nel corso delle perquisizioni, la polizia ha sequestrato vestiti, scarpe e oggetti personali riconducibili ai sospettati. I reperti saranno analizzati nei laboratori del RIS per individuare eventuali tracce di sangue o residui biologici compatibili con il Dna della vittima. Gli investigatori hanno anche scoperto che uno degli indagati si sarebbe disfatto del proprio telefono cellulare nelle ore successive all’aggressione, un elemento che potrebbe rivelarsi decisivo per ricostruire le comunicazioni e i movimenti del gruppo.

Un contesto di violenza crescente

Dalle carte dell’inchiesta emerge che il 18enne arrestato era già stato protagonista di altre risse e atti vandalici. La Procura ha parlato di una “pericolosità concreta e attuale”, giustificando così la misura cautelare in carcere. Gli investigatori non escludono che la lite sia degenerata per motivi futili, ma il clima di tensione tra i due gruppi sarebbe stato evidente già all’interno del locale.

Indagini ancora aperte

L’inchiesta resta aperta e si concentra ora sulla ricostruzione completa della dinamica e sull’individuazione certa di chi abbia inferto il colpo mortale. Gli esiti delle analisi sui reperti e sui filmati di videosorveglianza saranno determinanti per chiarire ogni responsabilità.

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