“Lista stupri” al liceo: minaccia esplicita contro le ragazze, Giulio Cesare sotto accusa

autore Redazione

Giovedì 27 novembre 2025, il Liceo Classico Giulio Cesare di Roma si è risvegliato dentro una ferita che brucia. In uno dei bagni maschili dell’istituto, tra le mattonelle bianche e l’odore di vernice fresca, qualcuno ha scritto con un pennarello arancione la frase “Lista stupri”, seguita da una serie di nomi e cognomi di studentesse. Non solo un atto vandalico: un messaggio minaccioso, violento, studiato per colpire e ferire.

La scritta sarebbe stata scoperta da alcuni studenti nelle prime ore della mattinata, poi segnalata ai docenti e rimossa poco dopo. Ma la cancellazione non ha potuto eliminare l’impatto emotivo, né la domanda che ora rimbalza tra i corridoi: come è possibile che qualcuno, all’interno della scuola, abbia concepito una simile minaccia?

Una violenza che ferisce anche senza contatto

Gli esperti la definiscono violenza simbolica, ma dentro una scuola assume un peso ancora più devastante. Chi ha stilato quella lista ha trasformato nove ragazze in bersagli, riducendo persone a oggetti su cui esercitare dominio.
Per le studentesse coinvolte, sapere di essere finite in un elenco così aberrante significa convivere con l’idea che qualcuno abbia immaginato di far loro del male. Significa guardarsi intorno e chiedersi chi potrebbe averlo scritto, chi avrebbe potuto ridere, chi avrebbe potuto approvarlo.

È paura. È vergogna non meritata. È violenza, anche senza mani addosso.

La scuola reagisce, ma il segno resta

La dirigenza ha aperto immediatamente un confronto interno e avviato verifiche per risalire ai responsabili. L’istituto sta valutando un potenziamento dei percorsi educativi su rispetto, consenso, linguaggio di genere e responsabilità individuale.
Perché una scritta si può cancellare, ma ciò che l’ha generata non svanisce con una spugna.

Nel cortile, tra chi si indigna e chi trema, il messaggio circola chiaro: serve più educazione emotiva, più ascolto, più prevenzione. Non come intervento straordinario, ma come parte strutturale della vita scolastica.

Una domanda inevitabile: quanto è profondo il problema?

Non è la prima volta che dentro il mondo adolescenziale emergono episodi di sessismo, offese sessuali, liste, chat violente. Stavolta però è successo in un luogo che dovrebbe essere sicuro, formativo, protetto.
Il Giulio Cesare non è solo una scuola storica: è uno specchio del Paese. Se all’interno dei suoi bagni compare una lista che invita alla violenza, il problema non è di un singolo istituto — è culturale, generazionale, sistemico.

Indignarsi non basta: bisogna trasformare il disgusto in cambiamento.

Dopo lo sdegno, la responsabilità

Il caso del Giulio Cesare non è solo un episodio di cronaca: è un campanello d’allarme che chiede risposte immediate. Una scuola che insegna greco e latino deve saper insegnare anche empatia, dignità, libertà del corpo.
Una lista non è una battuta: è una minaccia. E una società che vuole dirsi civile deve trattarla come tale.

Hai qualche idea?

Condividi la tua reazione o lascia una risposta rapida: ci piacerebbe sapere cosa ne pensi!

Ti potrebbe interessare anche

Lascia un commento