Gaza, la tregua è un’illusione: Israele continua i bombardamenti nonostante gli accordi

autore Redazione

Quando la tregua tra Israele e la Striscia di Gaza è entrata in vigore, la comunità internazionale aveva parlato di una possibile svolta. Ma sul terreno la situazione ha preso una direzione opposta: la maggior parte delle violazioni registrate è attribuita alle forze israeliane, che hanno continuato a colpire diverse aree del territorio palestinese.
La tregua, così, è diventata un concetto formale che non trova riscontro nella realtà quotidiana di chi vive nella Striscia.

Raid e colpi d’artiglieria: le violazioni israeliane

Negli ultimi giorni, i bombardamenti attribuiti a Israele si sono succeduti con continuità, colpendo quartieri già devastati dalle fasi precedenti della guerra.
Le esplosioni hanno interessato soprattutto Gaza City, Sheikh Radwan, Khan Younis e la zona centrale della Striscia. In molti casi non sono stati segnalati attacchi provenienti da gruppi palestinesi immediatamente prima dei raid, un elemento che alimenta il dibattito sulla mancanza di proporzionalità e sull’effettivo rispetto dell’accordo da parte israeliana.

Quartieri distrutti e vite sospese

Le aree residenziali restano le più colpite. L’aviazione israeliana ha generato nuovi crolli in edifici già pericolanti, lasciando intere famiglie senza un riparo. Le strade sono quasi impraticabili e le infrastrutture essenziali sono paralizzate: ospedali parzialmente fuori uso, elettricità instabile, acqua potabile insufficiente.
La popolazione, già allo stremo, continua a vivere in rifugi di fortuna senza che la tregua abbia portato un reale miglioramento.

Aiuti umanitari bloccati o rallentati

Un altro punto critico riguarda gli aiuti umanitari. L’accordo indicava chiaramente la necessità di agevolare l’ingresso di convogli con cibo, medicinali e carburante. Tuttavia, l’accesso ai valichi controllati da Israele è rimasto intermittente e limitato.
Molte organizzazioni denunciano che, nonostante gli annunci ufficiali, i camion vengono fatti entrare con tempi lunghi o in numero insufficiente, contribuendo a mantenere la crisi a livelli emergenziali.

Una tregua squilibrata

L’asimmetria fra le parti è evidente: mentre Gaza subisce nuove esplosioni e attende aiuti che arrivano col contagocce, Israele sostiene di rispondere a “minacce presenti sul campo”, senza però fornire prove che giustifichino tutte le azioni compiute durante la tregua.
Le autorità palestinesi e diverse ONG internazionali contestano la narrativa israeliana, sottolineando come nella maggior parte degli episodi non siano stati registrati attacchi provenienti dalla Striscia tali da giustificare una violazione dell’accordo.

Civili ancora una volta in trappola

La mancata osservanza della tregua da parte israeliana ricade in modo diretto sui civili. Molti dei morti e feriti degli ultimi giorni sono donne, bambini o anziani. Le famiglie sfollate vengono spostate di continuo, passando da un rifugio all’altro senza sapere se la zona sarà ancora sicura dopo poche ore.
La tregua avrebbe dovuto rallentare la spirale della violenza, ma nei fatti ha lasciato la popolazione esposta e senza garanzie.

Cosa può accadere ora

Al momento, la situazione non accenna a stabilizzarsi. Le violazioni israeliane alimentano un clima di sfiducia totale, rendendo quasi impossibile consolidare un cessate il fuoco credibile.
Solo un meccanismo di monitoraggio internazionale trasparente e vincolante potrebbe impedire ulteriori violazioni e restituire un margine di sicurezza ai civili. Senza un cambiamento radicale nell’atteggiamento di Israele, la tregua rischia di restare un documento svuotato di significato.

Uno scenario che resta senza garanzie

La tregua esiste ufficialmente, ma nella pratica è continuamente compromessa dai bombardamenti israeliani. Gaza resta intrappolata tra promesse non mantenute e attacchi che non si fermano, mentre la comunità internazionale osserva una situazione che peggiora ogni giorno.
Per la popolazione civile, la sospensione delle ostilità non è mai arrivata: ciò che era stato annunciato come una pausa, nei fatti, è diventato solo un’altra fase del conflitto.

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