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Poco dopo le 17:30, in Piazza Garibaldi a Gallarate, si è svolto un sit-in promosso dal Comitato Remigrazione e Riconquista, realtà che diversi osservatori collocano nell’area della destra radicale sovranista.
Presenti circa 200 persone: non un corteo mobile, ma una piazza ferma e coesa, con soli tricolori su aste in plastica e nessun vessillo di partito o drappo indossato.
Slogan chiave: rimpatri, confini e sicurezza urbana
Il coro dominante è stato “Italia, Nazione, Remigrazione”, accompagnato da richieste di rimpatrio degli irregolari, chiusura dei confini e maggiore controllo del territorio.
Toni netti, obiettivi dichiarati, zero mediazioni linguistiche.
Inno d’Italia a cappella, amplificato dai megafoni
L’inno nazionale è stato cantato più volte solo a voce, senza basi musicali.
Le strofe sono state scandite dai megafoni, dando alla piazza un’impronta sonora grezza, più militante che cerimoniale.
Fumogeni verdi e rossi, atmosfera tesa ma tranquilla
A livello visivo hanno dominato i fumogeni verdi e rossi, richiamo immediato al tricolore.
Non si sono registrati scontri, chiusure forzate o interventi straordinari. Negozi aperti, circolazione regolare, nessun danno alla città.
Sicurezza al centro: citato lo stupro del 21 novembre e scintille politiche
La sicurezza è stata uno dei temi portanti del sit-in, rafforzata dal recente stupro avvenuto a Gallarate il 21 novembre, con arresto di un 35enne gambiano come presunto autore.
A pesare sul clima della giornata ci sono state anche le parole pronunciate questa mattina, durante il ricordo del partigiano Luciano Zaro, quando l’esponente DEM Pignataro ha dichiarato pubblicamente “lo stupro è fascista”.
In serata, al sit-in, un portavoce del Comitato ha rilanciato la frase con toni duri: parole ideologiche, dette nel momento sbagliato, dopo uno stupro reale e recente. Non teoria — ma una ferita ancora aperta per la città.
Una piazza radicale nei contenuti, ma senza un graffio alla città
Il sit-in del Comitato Remigrazione e Riconquista ha ribadito un messaggio politico duro su identità nazionale, rimpatri e difesa dei confini, ma senza degenerare in scontri o devastazioni.
Niente cassonetti bruciati, nessuna vetrina distrutta, zero antisommossa: un contrasto netto con alcune recenti piazze della sinistra e dei centri sociali, spesso finite in cronaca per tensioni e disordini.
Qui ha comandato la voce — non la violenza.
Rumore sì. Macerie zero.
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