Non è solo una questione alimentare. Il possibile stop alla carne di cavallo è diventato uno dei temi più discussi di febbraio 2026 perché tocca identità, lavoro, cultura e sensibilità etica.
La proposta in discussione al Parlamento italiano punta a vietare macellazione e commercializzazione della carne equina in Italia. Ma cosa cambierebbe davvero?
Quanto pesa oggi la carne di cavallo in Italia
Secondo i dati più recenti dell’ISTAT:
Il consumo pro capite di carne equina è sceso sotto 1 kg annuo per abitante (circa 0,8–0,9 kg negli ultimi rilevamenti disponibili).
La produzione nazionale di carne equina rappresenta meno dell’1% del totale delle carni prodotte in Italia.
Le macellazioni equine si attestano attorno a 25–30 mila capi l’anno, in forte calo rispetto ai primi anni 2000, quando superavano le 60 mila unità.
Per confronto: il consumo medio totale di carne in Italia supera i 75 kg pro capite annui, con bovino, suino e avicolo che dominano il mercato.
Tradotto: la carne di cavallo è oggi un segmento molto piccolo, ma non inesistente.
Un settore piccolo ma concentrato
Nonostante i numeri ridotti, il comparto non è irrilevante per alcuni territori. Secondo le analisi di settore richiamate anche da organizzazioni come Coldiretti:
la filiera coinvolge alcune centinaia di allevamenti
esistono macelli autorizzati specificamente per equini
il consumo è concentrato in Veneto, Puglia, Sicilia e Sardegna
Questo significa che l’impatto di un eventuale divieto sarebbe territorialmente selettivo, non nazionale in modo uniforme.
Perché è diventato un caso politico
La proposta punta a:
vietare la macellazione sul territorio italiano
impedire la vendita di carne equina
riclassificare il cavallo come animale d’affezione
Il dibattito è arrivato anche all’estero, con articoli su testate come The Guardian. Le associazioni animaliste, tra cui LAV, sostengono che il calo dei consumi dimostri un cambiamento culturale già in atto.
Ed è proprio questo il punto centrale: se il consumo è sceso sotto l’1% del totale delle carni, serve davvero una legge o il mercato sta già facendo il suo corso?
Il nodo europeo
La carne equina è legale nell’ambito della Unione Europea. Un eventuale divieto italiano dovrebbe confrontarsi con:
norme sul mercato unico
libera circolazione delle merci
possibili importazioni dall’estero
In pratica, vietare la produzione interna non eliminerebbe automaticamente la disponibilità sul mercato, a meno di misure più radicali e giuridicamente complesse.
Tradizione contro nuova sensibilità
In alcune regioni italiane la carne di cavallo resta legata a tradizioni gastronomiche storiche. Ma i numeri ISTAT raccontano un’altra storia: il consumo è più che dimezzato in vent’anni.
Il cambiamento è generazionale.
Le nuove fasce di popolazione acquistano meno carne equina rispetto al passato. La questione quindi non è solo economica. È simbolica.
Cosa succede ora
L’iter al Parlamento italiano è nelle fasi iniziali. Nei prossimi mesi si capirà se:
si punterà a un divieto totale
verranno previste compensazioni per gli operatori
si sceglierà una transizione graduale
Una cosa è certa: i numeri dicono che la carne di cavallo è un segmento minoritario. Ma le polemiche dimostrano che il suo valore culturale è molto più grande delle sue percentuali. Ed è proprio per questo che il tema continua a far discutere.
Hai qualche idea?
Condividi la tua reazione o lascia una risposta rapida: ci piacerebbe sapere cosa ne pensi!