La stagione olimpica perde un’altra protagonista. Lauren Macuga, 23 anni, americana, una delle velociste più attese della nuova generazione, si è fermata a causa di una seria lesione al ginocchio destro rimediata in allenamento a Copper Mountain. La diagnosi non lascia margini d’interpretazione: crociato anteriore compromesso, operazione in arrivo e stagione chiusa prima del primo pettorale ufficiale.
Un colpo durissimo, soprattutto perché Macuga arrivava nel pieno della crescita tecnica: podi, risultati di spessore, aggressività in linea da atleta che non teme la velocità. Con Milano-Cortina 2026 alle porte, la sua assenza pesa come un macigno sulle ambizioni USA e sull’intero movimento femminile.
Milano-Cortina senza big? Il quadro degli assenti si fa pesante
L’infortunio di Macuga non è un caso isolato. La vigilia olimpica 2026 sta diventando una lunga lista di forfait, tra ginocchia che cedono, recuperi che si allungano e programmi stravolti. Le prossime Olimpiadi potrebbero presentarsi con un parterre ridotto di fuoriclasse — e un nuovo spazio per volti emergenti che fino a ieri sembravano comprimari.
Con ogni probabilità vedremo meno scontri diretti tra veterane storiche e giovani già pronte per il grande salto: il palcoscenico si apre, ma allo stesso tempo perde peso e glamour agonistico.
BOX — Infortunati e assenti eccellenti verso Milano-Cortina 2026
(Elenco non definitivo)
Femminile
Lauren Macuga (USA) — Crociato destro, stagione chiusa → Olimpiadi in forte dubbio
Lara Gut-Behrami (SUI) — Grave trauma al ginocchio → stop lungo, 2026 di fatto compromesso
Federica Brignone (ITA) — Lesioni multiple gamba sinistra → recupero lungo, rientro non garantito
Marta Bassino (ITA) — Danni articolari e ossei → rientro da verificare, rischia il pre-olimpico
Maschile
Blaise Giezendanner (FRA) — Crociato destro lesionato → stagione in stand-by, Giochi a rischio
Urs Kryenbuehl (SUI) — Stop dopo ripetuti problemi → ritiro sportivo confermato, out definitivo
Che stagione ci aspetta
La valanga di assenze ridisegna il campo da gioco: gare meno prevedibili, podi più aperti, possibilità concrete per chi finora osservava da dietro il gruppo di testa. Non è solo un tabellino medico, ma un cambiamento strutturale del prossimo inverno agonistico.
Per Macuga, come per tanti altri, inizia ora la fase più complessa: ricostruire, tornare a fidarsi del proprio corpo, rientrare con una nuova pelle. Il 2026 forse svanisce, ma il ritorno — se guidato con pazienza — può trasformare uno stop in una ripartenza ancora più forte.
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