Ex Ilva Taranto, scatta l’occupazione: operai in presidio permanente contro il nuovo piano industriale

autore Redazione

Lo stabilimento di Taranto delle Acciaierie d’Italia vive una delle giornate più tese degli ultimi anni. Da ieri pomeriggio i lavoratori hanno avviato l’occupazione simbolica dei reparti e uno sciopero di 24 ore, trasformato nelle ultime ore in un presidio permanente. La protesta coinvolge dipendenti diretti e addetti dell’appalto, tutti uniti contro un piano industriale giudicato “insostenibile” e potenzialmente devastante per l’occupazione.

La scintilla della protesta

Secondo i sindacati, le ipotesi avanzate dall’azienda — tra tagli produttivi, riduzioni del personale e incertezze sugli investimenti — metterebbero a rischio migliaia di posti di lavoro. Solo a Taranto operano circa 8.000 dipendenti diretti, mentre l’intero sistema dell’indotto porta il totale fino a 15.000-18.000 lavoratori. Numeri che, secondo le rappresentanze sindacali, rendono impossibile qualsiasi ridimensionamento senza un impatto sociale drammatico.

Presidi ai cancelli e traffico in tilt

Già dalle prime ore della mattina i lavoratori hanno bloc­cato diversi accessi allo stabilimento, rallentando il traffico nelle zone vicine. Le assemblee si susseguono senza sosta, mentre i rapporti con l’azienda restano tesi. La richiesta comune è una: ritirare il piano industriale e aprire un tavolo vero con il governo per definire investimenti, produzione e sicurezza.

La preoccupazione per il futuro di Taranto

L’ex Ilva resta uno dei poli industriali più grandi d’Europa. Ogni decisione sul suo futuro si ripercuote direttamente sull’economia della città, che da decenni vive in equilibrio tra lavoro, tutela ambientale e continui cambi di gestione. La paura, oggi, è che una nuova riduzione della produzione possa trasformarsi nell’ennesimo colpo a un territorio già fragile.

Sindacati e istituzioni verso un confronto

In serata le organizzazioni dei lavoratori hanno chiesto un incontro urgente al Ministero delle Imprese, chiedendo al governo di prendere posizione prima che la situazione degeneri. Nelle prossime ore potrebbe arrivare una convocazione ufficiale, ma i sindacati hanno già fatto sapere che i presidi non verranno rimossi fino a quando non sarà garantita una trattativa chiara.

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